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Il ritorno di Mitoraj

Il ritorno di Mitoraj

 

 

A Pietrasanta apre il museo dedicato allo scultore che trasformò le ferite dell’antico in immagini del nostro tempo

Un volto enorme, spezzato all’altezza degli occhi, guarda il visitatore senza poterlo vedere. Poco distante, un torso sembra riemergere da un naufragio durato secoli. Le figure di Igor Mitoraj hanno spesso l’aspetto di reperti appena dissotterrati. Ma le loro ferite non appartengono soltanto al passato.

Dal 6 giugno Pietrasanta dedica allo scultore il primo museo interamente consacrato alla sua opera. È un ritorno a casa, anche se Mitoraj era nato lontano da qui, nel 1944, da madre polacca e padre francese, in una Germania ancora sconvolta dalla guerra.

Dopo gli studi a Cracovia con Tadeusz Kantor, Parigi e i viaggi nel Mediterraneo, alla fine degli anni Settanta Mitoraj arrivò in Versilia. A Pietrasanta trovò il marmo delle Apuane, le fonderie, gli scalpellini, i modellatori e quella particolare comunità di botteghe nella quale l’idea dell’artista passa continuamente attraverso le mani di altri uomini.

Nel 1979 scelse la città come sede del proprio atelier. Da allora Pietrasanta non fu semplicemente il luogo nel quale realizzare le opere. Divenne parte del suo linguaggio.

Il nuovo Museo Igor Mitoraj nasce nell’ex mercato comunale di via Oberdan, un edificio costruito nel 1968 su progetto dell’architetto Tito Salvatori. Per molti anni era stato uno dei luoghi quotidiani della città: bancarelle, merci, voci, incontri. Poi, con il declino del commercio di prossimità, aveva progressivamente perduto la propria funzione.

Lo studio OBR lo ha trasformato in uno spazio espositivo trasparente, attraversato dalla luce. Il vecchio mercato non è stato cancellato. La struttura modulare, le colonne e la grande copertura sono rimaste leggibili. Di giorno il museo appare come una vetrina aperta verso la città; la sera diventa una sorta di lanterna.

È una scelta particolarmente felice. Le sculture di Mitoraj, che sembrano arrivare da un’antichità immaginaria, non sono state rinchiuse in un tempio solenne. Abitano un luogo nato per lo scambio, affacciato sulla vita urbana.

La mostra inaugurale, Mitoraj. Present, presenta una parte consistente delle 69 opere donate dall’erede dell’artista, Jean-Paul Sabatié. Ci sono i grandi marmi e i bronzi per i quali Mitoraj è conosciuto in tutto il mondo, ma anche lavori di dimensioni minori, resine, mosaici, gioielli e opere capaci di mostrare aspetti meno noti della sua ricerca.

È importante, perché la fama può diventare una gabbia. Mitoraj viene spesso ricordato attraverso poche immagini immediatamente riconoscibili: teste fasciate, corpi mutilati, volti classici attraversati da fenditure. Il nuovo museo permette invece di seguire il processo con cui l’artista costruiva quelle presenze.

Mitoraj non copiava l’antico. Lo usava come una lingua sopravvissuta a una catastrofe.

Le statue greche e romane sono giunte fino a noi spesso prive di braccia, teste o frammenti del corpo. In Mitoraj, però, la mutilazione non è l’effetto del tempo. È una scelta compiuta dall’artista. I volti vengono tagliati, bendati, aperti. Nei corpi compaiono cavità, finestre e altre figure nascoste. La bellezza classica resta visibile, ma non è più integra.

Sono corpi del Novecento e del nostro presente: esposti, vulnerabili, incompleti.

Per questo le opere di Mitoraj parlano con tanta immediatezza anche a chi conosce poco la storia dell’arte. Non chiedono di riconoscere tutti i personaggi della mitologia. Mostrano qualcosa che conosciamo già: il desiderio di apparire forti e la consapevolezza di essere fragili.

Il museo non vuole tuttavia diventare soltanto il mausoleo di un grande artista. La Fondazione che lo gestisce, costituita dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dal Comune di Pietrasanta, intende farne un centro dedicato alla scultura contemporanea. Il programma prevede mostre temporanee, attività educative, residenze e occasioni di incontro fra artisti, architetti, designer e artigiani.

È forse questo l’aspetto più interessante del progetto.

Pietrasanta non è diventata una città internazionale della scultura soltanto perché molti artisti famosi vi hanno soggiornato. Lo è diventata grazie a una rete di competenze: laboratori del marmo, fonderie artistiche, formatori, cesellatori e tecnici capaci di trasformare un disegno o un piccolo modello in un’opera monumentale.

Dietro ogni grande scultura esiste una comunità invisibile.

Mitoraj lo sapeva bene. Le sue opere portano il suo nome, ma contengono anche il sapere delle persone con cui lavorava. Collocare il museo proprio qui significa quindi conservare non soltanto gli oggetti conclusi, ma anche la memoria del loro processo di creazione.

Il progetto è ancora in crescita. Nella prima fase è stato aperto soprattutto il piano superiore, destinato anche alle esposizioni temporanee. Gli spazi inferiori, più ampi, dovrebbero accogliere progressivamente la collezione permanente e i materiali più delicati, come i disegni.

Il museo nasce dunque incompleto. Ma, nel caso di Mitoraj, non potrebbe quasi essere altrimenti.

Anche le sue figure sembrano ricordarci che l’incompletezza non è necessariamente una mancanza. Può essere uno spazio lasciato aperto. Un invito a immaginare ciò che non vediamo.

A Pietrasanta, il vecchio mercato torna così a essere un luogo di scambio. Un tempo vi passavano frutta, stoffe, utensili e voci. Oggi vi entrano il marmo, il bronzo, la memoria e le domande che l’arte continua a rivolgerci.

Le statue di Mitoraj sembrano provenire da un mondo scomparso. In realtà ci stanno aspettando nel nostro.

 

Fonte: articolo di Armando Lorenzini – www.canalecultura.it

 


L’apertura è avvenuta il 6 giugno 2026; la Fondazione nasce dai lasciti di Jean-Paul Sabatié ed è stata costituita nel 2022 da Ministero della Cultura, Regione Toscana e Comune di Pietrasanta. Il primo nucleo comprende 69 opere.

L’ex mercato comunale fu completato nel 1968 su progetto di Tito Salvatori ed è stato recuperato dallo studio OBR, mantenendo riconoscibile la struttura originaria e creando una nuova piazza pubblica davanti al museo.

Informazioni pratiche: il museo si trova in viale Oberdan 35. Da giugno ad agosto è aperto dalle 18 alle 23, tranne il venerdì, quando apre dalle 10 alle 13. Il biglietto intero costa 8 euro, il ridotto 4 euro. Orari e tariffe possono essere aggiornati.