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Pinacoteca nazionale di Bologna: il museo riapre le sue stanze segrete

Pinacoteca nazionale di Bologna: il museo riapre le sue stanze segrete

La Pinacoteca Nazionale di Bologna ha annunciato un programma pluriennale per valorizzare le proprie collezioni. La notizia, a guardarla bene, non riguarda soltanto una serie di mostre. Riguarda un’idea di museo.

Per molto tempo abbiamo immaginato le pinacoteche come luoghi ordinati: alle pareti i capolavori, nelle sale la storia dell’arte disposta secondo una successione quasi inevitabile. Ma ogni museo importante ha anche un secondo corpo, più silenzioso: i depositi. Lì dormono opere che non sono necessariamente minori; spesso sono quadri senza spazio, senza una cornice interpretativa, senza il momento giusto per essere guardati.

Bologna prova ora a partire proprio da quel margine.

Il progetto voluto dal nuovo direttore Luigi Gallo mette insieme riallestimenti, mostre temporanee, prestiti e nuovi percorsi. La promessa più interessante è semplice: non limitarsi a mostrare meglio ciò che già conosciamo, ma usare le raccolte per produrre domande nuove. Pittura, scultura, disegni, stampe e fotografie dovranno uscire dalle rispettive stanze amministrative e tornare a parlarsi.

È una differenza importante. Valorizzare non significa mettere una luce più forte su un quadro o aggiungere un pannello didattico. Significa restituire un contesto, creare relazioni, accettare che un’opera cambi significato quando viene avvicinata a un’altra. Un museo non è un magazzino di capolavori: è una macchina per costruire confronti.

Il primo capitolo del programma si aprirà il 2 ottobre con Il cielo in terra. San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento, in calendario fino al 10 gennaio 2027. La ricorrenza è l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi; il tema, però, è tutt’altro che celebrativo. La mostra indagherà come l’immagine del santo cambi nella Bologna della Controriforma, passando dalla narrazione al sentimento, dall’episodio alla visione, dalla figura edificante al corpo fragile di un uomo che prega, soffre e contempla.

Saranno esposte oltre trenta opere normalmente conservate nei depositi, accanto ai dipinti già visibili nelle sale e a prestiti di istituzioni come Brera, la Galleria Borghese, i Musei Capitolini, la Pilotta di Parma e la Galleria Nazionale delle Marche. Ci saranno Francesco Francia, i Carracci, Guido Reni, Albani, Guercino. E, per la prima volta riunita, la serie dei dodici “visionari” del Mastelletta proveniente dalla basilica bolognese di San Francesco.

Non è un dettaglio da specialisti. Riunire una serie dispersa o dimenticata significa farla tornare leggibile. Un’opera isolata è spesso un frammento; una costellazione di opere può diventare un racconto.

La scelta di San Francesco è inoltre intelligente. Il santo di Assisi appartiene a tutti, ma non appartiene mai a una sola immagine. Può essere il povero, il mistico, il ribelle disarmato, il custode della natura, il fondatore di un ordine, il santo della devozione popolare. La pittura bolognese tra Cinquecento e Seicento lo trasforma in un luogo di passaggio: tra Rinascimento e Barocco, tra dottrina e commozione, tra la Chiesa che vuole insegnare e il fedele che vuole sentirsi coinvolto.

Entro la fine dell’anno, il programma dovrebbe estendersi a Palazzo Pepoli Campogrande, con una nuova sede e depositi accessibili al pubblico. Anche qui la parola decisiva è “accessibili”. Non basta conservare bene: occorre rendere visibile il lavoro della conservazione, far capire che dietro ogni sala aperta esiste un patrimonio molto più vasto, fatto di scelte, restauri, attribuzioni, studi e attese.

C’è un rischio, naturalmente. I depositi aperti e le mostre-dossier possono diventare una formula di moda: un modo elegante per supplire alla mancanza di spazi o di fondi. Ma il progetto bolognese avrà valore se manterrà la sua ambizione scientifica: non l’evento per l’evento, ma una rilettura paziente e continua della collezione.

È da questo che si misura oggi la vitalità di un museo pubblico. Non dalla quantità di biglietti staccati in una stagione, ma dalla capacità di non considerare mai definitivamente chiuso il proprio racconto.

Nota editoriale

La notizia è stata resa pubblica il 21 luglio 2026. Il programma della Pinacoteca si fonda su mostre, riallestimenti, prestiti e sulla progressiva apertura delle collezioni conservate nei depositi; la prima mostra, dedicata a san Francesco nella Bologna tra Cinque e Seicento, sarà aperta dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. Per dettagli su opere, prestiti e calendario: Finestre sull’Arte. Per conoscere le raccolte e le attività della Pinacoteca: Musei Nazionali di Bologna.

 
Fonte: www.canalecultura.it