Arte moderna

Francesco Hayez: cinque opere per conoscere l’artista risorgimentale per eccellenza

Le foto di claudio Gobbi a venezia

Francesco Hayez: cinque opere per conoscere l’artista risorgimentale per eccellenza

Duecentotrent’anni dopo la sua nascita, è difficile non identificare in Francesco Hayez uno dei principali pittori italiani dell’Ottocento ed esponente di punta del romanticismo storico: grazie alla sua copiosa produzione artistica, infatti, gli ideali patriottici e indipendentisti del Risorgimento hanno trovato una rappresentazione compiuta e una capillare diffusione in tutta la penisola. Vero self-made man, Hayez aveva umilissime origini, al punto che per non fargli patire la fame i genitori lo affidarono a una zia di più agiate condizioni in tenera età: la vicinanza con lo zio Binasco, collezionista e antiquario, era l’occasione che gli serviva per avvicinarsi al mondo dell’arte e iniziare quella che divenne una carriera scintillante. Ecco cinque opere per conoscere da vicino il genio di Venezia.

RINALDO E ARMIDA

Questo dipinto, realizzato nel 1814, segna il momento in cui il giovanissimo Hayez raggiunse una platea nazionale di esperti e appassionati d’arte. La scalata era stata breve: da apprendista del pittore veneziano Francesco Maggiotto, aveva frequentato i corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti e vinto il suo primo concorso a diciotto anni. Trasferitosi a Roma, conobbe il celebre scultore Antonio Canova, che diventò la sua guida, e si distinse collezionando premi e riconoscimenti, a cominciare dall’ambito “Mecenate Anonimo” nel 1813 con il suo Atleta Trionfante. Dimostrò fin dal primo momento un’attenta ricerca tecnica e formale, che maturò nel corso degli anni. Giovane e lontano da casa, si lasciò tuttavia andare a una vita notturna sregolata: solo dopo essere stato aggredito dal marito della donna che frequentava decise di lasciare la città per far calmare le acque.

ULISSE ALLA CORTE DI ALCINOO

Nonostante le disavventure, Hayez era ormai un pittore affermato e apprezzato, e il suo lavoro veniva commissionato per i più alti personaggi del tempo. Mentre si trovava a Firenze ricevette una lettera del ministro degli Interni napoletano, che gli commissionava un quadro per il napoleonico Gioacchino Murat. Soggetto, dimensioni e prezzo del dipinto erano stati scelti dal presidente dell’Accademia di Venezia e protettore di vecchia data del giovane Hayez, ma l’artista portò il quadro a compimento solo dopo il tramonto dell’era napoleonica e l’ascesa al trono di Napoli dei Borbone: Ferdinando IV accettò di acquistare comunque il dipinto (trovato di grandissimo pregio dalla commissione dell’Accademia) esponendolo nel museo di Capodimonte dove si trova ancora oggi. L’Ulisse appartiene a quel filone risorgimentale (comune anche a Manzoni, Verdi e agli intellettuali dell’epoca) dedicato a evocare episodi mitologici e scene di un passato lontano e indefinito per rappresentare gli ideali di indipendenza e libertà evitando la censura dell’oppressore austriaco.

I VESPRI SICILIANI

Giunto a Milano nel 1818, Hayez venne inserito negli ambienti intellettuali di punta della città diventando un artista impegnato e stabilendosi a Brera. Dopo poco fece la conoscenza di Alessandro Manzoni, Tommaso Grossi ed Ermes Visconti, alfieri del romanticismo e patrioti. Hayez si riconobbe negli ideali da loro proposti proponendoli con forza nelle tre versioni dei Vespri siciliani, la rivolta popolare del 1282 contro la dominazione degli Angioini francesi. È ancora forte, qui, l’influenza della pittura storica neoclassica di Jacques-Louis David e alcuni detrattori riconoscono in questo dipinto una forte simbologia ma un ridotto portato emotivo, che Hayez svilupperà maggiormente negli anni a venire.

IL BACIO

Quest’opera, universalmente riconosciuta come il capolavoro di Hayez, è in realtà una di tre versioni dello stesso tema. In ogni Bacio, infatti, variano alcuni elementi di contesto e soprattutto il colore dell’abito della donna: il primo esemplare (l’unico visitabile dal pubblico, che si trova nella Pinacoteca di Brera) venne realizzato nel 1859, tre mesi dopo l’ingresso trionfale a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. L’abito della donna è azzurro in omaggio alla bandiera francese, mentre l’uomo indossa il verde e il rosso dell’Italia: l’opera rappresenta l’alleanza tra le due nazioni, vicine nel liberare il regno Lombardo Veneto dal giogo austriaco. Nella seconda versione (1861) l’abito della donna è bianco, per riprendere i toni del tricolore italiano: probabilmente Hayez realizzò la variazione per contestare gli accordi tra governo francese e austriaco, rivendicando un’indipendenza di sola matrice italiana. Nella terza versione, quella del 1867, ritorna l’azzurro nell’abito della donna, ma a fianco dei due amanti c’è in terra un velo bianco, una ulteriore ripresa del tricolore francese in vista della sua comparsa all’Esposizione Universale di Parigi.

RITRATTO DI ALESSANDRO MANZONI

Al filone di soggetto storico Francesco Hayez accostò una copiosa produzione ritrattistica. In questo ambito ottenne risultati di notevole importanza, rappresentando uomini illustri come Manzoni e Cavour, e adottò soluzioni inedite e avveniristiche che emergono nel davidiano del Ritratto del conte Arese in carcere (1828) e nel tintorettesco Ritratto di Francesco Peloso (1824). In occasione della rappresentazione di Alessandro Manzoni nel 1841, Hayez raccolse la richiesta della seconda moglie Teresa Borri Stampa, che voleva tramandare l’aspetto quotidiano di Manzoni, e spogliò il ritratto di tutti gli elementi decorativi e mitizzanti. L’uomo viene rappresentato come pensoso, pacato e rilassato, e come circondato da un’aura senza tempo. Il dipinto conobbe uno sfolgorante successo, sia all’interno della cerchia familiare del Manzoni sia fuori: lo stesso Hayez, consapevole del buon esito della tela, era solito accompagnare personaggi illustri a vedere il ritratto.

Giulia Giaume – Artgallery